La guarnitura delle bici da triathlon, costituita da corona e pedivelle, è parte integrante della trasmissione, ma sai qual è la lunghezza della pedivella o la dimensione della corona più adatta a te? Proviamo a fare qualche considerazione in merito…
Per chi magari non lo sapesse, la guarnitura di una bicicletta è la componente della trasmissione che converte il movimento di pedalata del ciclista in movimento rotatorio per azionare la catena, che a sua volta spinge la bicicletta in avanti azionando il pignone posteriore.
Sebbene tutte le guarniture svolgano la funzione di base di permettere a un ciclista di pedalare, esse differiscono significativamente in due elementi principali: la lunghezza delle pedivelle e la dimensione della corona.
Entrambi i componenti sono da sempre oggetto di accesi dibattiti, variando principalmente in base alle caratteristiche dell’atleta e alla tipologia di percorso o utilizzo.
Nel caso del triathlon, e in particolare per le medie e lunghe distanze, questi due elementi sono di particolare importanza non solo da un punto di vista funzionale, ma anche fisiologico, in quanto permettono di influire in modo anche sostanziale sull’impegno atletico e sul risparmio energetico-muscolare.
Lunghezza delle pedivelle
Molti alle prime armi pensano che le pedivelle siano disponibili in un’unica lunghezza, cioè quella installata sulla bicicletta al momento dell’acquisto, in genere in combinazione con la taglia del telaio.
Viceversa, i produttori realizzano pedivelle con lunghezze che vanno da un minimo di 100 mm a un massimo di 220 mm. Attualmente, le lunghezze più comuni disponibili per le biciclette da triathlon di fascia media sono comprese tra 150 mm e 175 mm, in genere con incrementi di 2,5 mm o 5 mm. E allora, come decidere la propria lunghezza ottimale, e perché è importante?
Sebbene internet offra calcolatori ed equazioni basati su fattori come altezza, misura del piede, flessibilità della caviglia, lunghezza del femore e lunghezza della tibia, questi strumenti non devono MAI sostituire l’analisi di un biomeccanico professionista in grado di valutare l’efficienza e l’efficacia della pedalata utilizzando diverse lunghezze di pedivella.
Ciò premesso, è comunque utile conoscere i pro e i contro di pedivelle più lunghe o più corte.
Meglio pedivelle più lunghe?
Fino a qualche anno fa si pensava che le pedivelle più lunghe offrissero il massimo vantaggio meccanico nel ciclismo, portando gli atleti a preferirle con lunghezze tra 175 mm e 180 mm per massimizzare la leva.
Sebbene pedivelle più lunghe offrano effettivamente una leva maggiore, possono comportare limitazioni anatomiche, soprattutto per i triatleti.
Se una pedivella è troppo lunga, infatti, il piede si estenderà troppo in avanti nella posizione delle ore 3, causando un avvicinamento della gamba allo stomaco e al petto nella posizione delle ore 12, con conseguente chiusura dell’angolo dell’anca: un problema particolarmente grave per i triatleti di media e lunga distanza che utilizzano bici da triathlon. Questo assetto, infatti, produce alcuni problemi che possono ridurre o inficiare totalmente l’efficienza e l’efficacia di spinta, riducendo la potenza erogata e annullando così tutti i benefici di una leva più lunga.
Meglio pedivelle più corte?
Al contrario, l’utilizzo di pedivelle più corte, anche se richiedono una maggiore spinta per lavorare soprattutto in determinate condizioni e un aumento della cadenza di pedalata, sono in grado di diminuire lo sforzo sulle ginocchia e soprattutto consentono di aprire maggiormente l’anca, alleviando la pressione delle gambe che con lunghezze maggiori si produce sull’addome e sul torace e riducendo il carico sulla parte bassa della schiena. Tenendo in considerazione che sulla lunga distanza è importante lavorare su un aumento della cadenza per ridurre l’impegno dei muscoli che poi serviranno nella corsa, e al tempo stesso ridurre il consumo di glicogeno, l’uso di pedivelle più corte sembra essere una scelta vincente su una bici da triathlon, se contestualizzata anche a un’ottimizzazione dell’altezza della sella in rapporto alla posizione e all’altezza delle appendici.
Non solo, ma la maggiore apertura dell’anca, riducendo la compressione delle ginocchia su torace e addome, permette di respirare meglio, digerire meglio, oltre a consentire di ottenere una minore angolazione dell’arteria femorale che porterà così più sangue e ossigeno agli arti inferiori. Benefici non da poco…
Regolazione di sella e manubrio in base alla lunghezza delle pedivelle
Quando si modifica la lunghezza delle pedivelle, è fondamentale regolare di conseguenza anche la posizione in sella. Se decidete di provare pedivelle più lunghe o più corte, non si tratta semplicemente di installarle e vedere cosa succede. Le pedivelle più corte richiedono di alzare la sella per mantenere la distanza tra il punto più basso della pedalata e il punto più alto della sella. Questa regolazione modifica l’angolo dell’anca, l’altezza del manubrio e delle appendici e la distanza dal manubrio, sottolineando l’importanza di consultare sempre un biomeccanico specializzato in bici da triathlon quando si effettuano tali modifiche.
E la corona…?
A differenza delle pedivelle, la dimensione della corona non modifica la posizione o la fisiologia in sella come la lunghezza delle pedivelle, però determina il rapporto di trasmissione della bicicletta (insieme ai pignoni pacco pignoni posteriore), e non è poco…
Pedivelle e corona, comunque, devono essere valutate insieme, magari modificando i rapporti in ragione della lunghezza delle pedivelle. Passare a pedivelle più corte potrebbe infatti portare a scegliere una corona più piccola o un pignone più grande per compensare la maggiore coppia necessaria per far girare la pedivella, anche se generalmente la maggior parte dei triatleti compensa naturalmente l’eventuale lunghezza ridotta delle pedivelle aumentando la cadenza, che porta anche a un vantaggio in termini di risparmio energetico e muscolare sulla lunga distanza.
La dimensione della corona determina peraltro la velocità che può essere generata durante la pedalata. Più piccola è la corona, più facile è girarla, e viceversa.
Com’è noto, le corone più grandi consentono velocità maggiori, a costo però di un impegno muscolare notevole, e la maggior parte dei triatleti non professionisti non riesce a pedalare spingendo corone superiori a 53 denti.
Corone più grandi, indipendentemente dalla capacità del triatleta di sfruttarne a pieno l’efficacia in pianura, consentono inoltre di pedalare più velocemente in discesa prima di andare in “spinning out“. Corone più grandi consentono inoltre di trascorrere più tempo a pedalare sui pignoni centrali della cassetta, riducendo così le perdite per attrito della trasmissione dovute all’incrocio della catena (termine che si riferisce all’utilizzo dei pignoni più grandi o più piccoli della cassetta).
La velocità è un motivo molto importante per cui i triatleti scelgono corone più grandi: maggiore è la velocità media in gara, maggiore sarà probabilmente la corona necessaria, a patto però di avere gambe adatte per spingerle!
Sulla scorta della necessità di coprire le esigenze di un pubblico più ampio, anche i brand più blasonati stanno comunque adattando verso il basso la misura delle corone: fino a un anno fa, ad esempio, la misura standard delle corone Shimano era 53/39. Ora è stata ridotta a 52/36, ma molti triatleti age group utilizzano da tempo corone 50/34 per essere in grado di affrontare con maggiore facilità anche percorsi con qualche salita impegnativa.
In conclusione, possiamo affermare che la scelta della guarnitura di una bici da triathlon passa attraverso una serie di considerazioni che ciascuno deve fare con sé stesso prima di decidere, possibilmente sempre insieme a un biomeccanico esperto, e non solo per motivi di efficienza ed efficacia della pedalata, ma anche per motivi fisiologici.
Valutare una lunghezza di pedivella rispetto ad un’altra comporta, infatti, una serie di adattamenti fisiologici che si ripercuotono non solo sull’efficienza, ma anche sull’efficacia della pedalata e sul “benessere” in sella, ricordando sempre che chi non è un fulmine in bici dovrà cercare di affrontare una gara lunga su un mezzo non solo aerodinamico, ma il più possibile confortevole, per arrivare alla corsa nelle migliori condizioni fisiche. Come si è detto, poi, la scelta della corona può (e deve) andare di pari passo spesso con l’opzione di pedivelle individuata, in modo da esprimere al meglio la potenza erogata, al tempo stesso risparmiando energia.
