Quando, ben oltre 40 anni fa, scrissi la mia tesi di laurea in medicina sul ruolo di NADH mitocondriale e di aldeide deidrogenasi nella gestione del metabolismo energetico e della “disintossicazione” cellulare, non avrei certo immaginato di essere in qualche modo un “pioniere” nel campo della biochimica nutrizionale.
Perché, dopo molti anni, in realtà mi trovo a fare i conti con gli stessi temi, anche se sotto un profilo (solo in parte) diverso, ovvero l’ambito sportivo e, più in particolare, le attività di endurance, trovando estremamente interessante e promettente l’idea dell’integrazione con NADH per migliorare la resistenza fisica in atleti che svolgono attività sportive a più elevato impatto fisico e atletico, come le gare di lunga distanza.
NADH svolge un ruolo centrale nella prestazione atletica poiché funge da principale “carburante” per la catena respiratoria mitocondriale, ovvero il processo cellulare che produce ATP, la molecola che immagazzina e trasporta l’energia per tutte le attività biologiche, in primis la contrazione muscolare.
Gli studi sull’utilizzo di NADH nello sport si sono concentrati negli anni sulla ricerca del suo ruolo in tre punti chiave: miglioramento della capacità aerobica e della resistenza; capacità di migliorare la fase di recupero e di riparazione muscolare; riduzione della “fatica centrale”, ovvero la stanchezza che origina dal sistema nervoso piuttosto che dall’attività muscolare, in quanto precursore di importanti neurotrasmettitori, quali dopamina e noradrenalina.
Nonostante il notevole interesse in ambito sportivo, non ci sono però ancora sostanziali evidenze in letteratura su questi argomenti, forse anche a causa della difficoltà di gestire la somministrazione orale di NADH, in quanto estremamente instabile e ossidato ben prima dell’assorbimento intestinale.
Un problema significativo che ne ha limitato l’utilizzo e la diffusione, solo in parte bypassato dalle formulazioni sublinguali e più recentemente anche da altre interessanti formule, come ad esempio quella proposta dal nostro partner Syform, che utilizza NADH in forma microincapsulata, resistente al contatto con l’ossigeno e la luce e non degradabile se non a contatto con i succhi gastrici.
Un recentissimo studio randomizzato in doppio cieco e controllato con placebo ha comunque contribuito ad aprire un’interessante finestra sui potenziali vantaggi della supplementazione con NADH, valutando e dimostrando l’impatto positivo dell’integrazione orale di NADH sulla resistenza fisica, sulla capacità aerobica e su alcuni marcatori metabolici chiave (NADH, NAD+, ATP e fosfo-AMPKα1) in un gruppo di giovani adulti sani che hanno ricevuto 40 mg/die di NADH sublinguale o placebo per tre settimane. La resistenza fisica è stata valutata utilizzando il test cicloergometrico PWC170 per stimare il VO2max, insieme alla misura di altri parametri fisiologici di riferimento.
Dopo tre settimane, il gruppo NADH ha mostrato miglioramenti significativi nella PWC170 (+25,6%) e nel VO2max (+23,9%) rispetto sia al gruppo basale che al gruppo placebo (p < 0,05), con una diminuzione della pressione sistolica e un miglioramento del recupero della frequenza cardiaca dopo l’esercizio, suggerendo una maggiore efficienza cardiovascolare e una ridotta risposta allo stress.
Nonostante il limitato campione sperimentale dello studio, l’integrazione orale con NADH sembrerebbe dunque effettivamente influire in modo significativo sulla resistenza fisica, sulla capacità aerobica e sul recupero cardiovascolare nei giovani adulti sani sottoposti a stress, senza alterare i marcatori metabolici leucocitari.
Credo che ci sia spazio, perciò, per immaginare di utilizzare la somministrazione orale di NADH per ottimizzare il metabolismo mitocondriale, aumentando i livelli di ATP e NAD+ attraverso diverse vie, migliorando così la resistenza fisica, specie nelle prestazioni di endurance, e più in generale la salute generale, anche se consapevole che occorrerà investire su più estese ricerche cliniche che consentano di comprendere meglio in vivo l’interazione tra il metabolismo di NADH, la produzione di energia e la regolazione dello stress ossidativo.
