Premetto che dal 2024 ad oggi ho a lungo utilizzato Hoka Mach X 2, testando anche altre possibili alternative, senza altrettante soddisfazioni.
Una scarpa molto versatile, con un discreto livello di ammortizzazione, che una volta avremmo probabilmente inquadrato tra le “intermedie” (o A2), in quanto adatta a ritmi medi/sostenuti, anche se non estremamente veloci. Tra i modelli adatti a un ritmo brillante, senza passare a modelli piastrati, ben più efficienti ma poco adatti a chi non corre molto veloce, lo considero un modello straordinario e di un livello quasi di eccellenza in casa Hoka.
È ora disponibile l’evoluzione della serie “X”, la Mach X 3, che sulla carta sembrerebbe avere superato alcune minime pecche del precedente modello, garantendo analoghe performance.
Dopo i primi 150 km, vediamo un po’ di capire cosa c’è di nuovo e se la nuova scarpa ha effettivamente qualcosa in più (o in meno…) rispetto alla precedente.
Dalla Mach X alla Hoka Mach X 3
Iniziamo dicendo che i due modelli che sono seguiti alla capostipite “Mach X” non sono nemmeno suoi lontani parenti. Sia la 2 che la 3 sono davvero tutta un’altra cosa, due vere “intermedie” reattive, comode, e con un grip straordinario, ben differenti dalla “scivolosa” Mach X.

Le differenze strutturali tra Mach X 2 e Mach X 3
Battistrada: voto 9
“Scarpa che vince non si cambia”, almeno per quanto riguarda il battistrada e, come vedremo, anche per l’intersuola, due componenti determinanti per l’incoronazione di Hoka Mach X2 come migliore scarpa 2024. Dunque stessa struttura del modello precedente, stessa straordinaria piastra in pebax e stesso eccellente grip, oltre a un’eccellente trazione e resistenza, garanzia anche di una maggiore durata.
Intersuola: voto 9
Come detto, nessun cambiamento anche per l’intersuola, con doppio strato di mescola, EVA nella parte inferiore per maggiore stabilità e Pebax nella parte superiore per una maggiore reattività. In mezzo, una lunga piastra sempre in Pebax, per migliorare la spinta e la stabilità. Un mix già rivelatosi straordinario nel modello precedente e ora altrettanto efficace. Il drop è di 5 mm, ma scende lo spessore del tallone, prima di 44 mm, dunque teoricamente “illegale” in gara, in quanto superiore al limite di 40 mm previsti dal regolamento di World Athletics. Adesso perciò le Mach X 3 sono “abili” anche in gara, e non solo in allenamento.

Tomaia: voto 5
Secondo il mio giudizio, le modifiche apportate alla tomaia, nel modello precedente straordinaria per leggerezza e traspirabilità, con una perfetta fasciatura del piede “tipo racing”, sono l’aspetto più criticabile del nuovo progetto. Il mesh, ora decisamente più rinforzato, simile alla primissima infelice versione della Mach X, e molto più vicino a quello di una daily trainer che a quello di una scarpa da gara, mi ha lasciato piuttosto perplesso.
Si ha l’impressione che per ovviare alla struttura della conchiglia, vero difetto della precedente versione, ora più strutturata e imbottita per evitare fastidiosi sfregamenti, e con una migliore calzabilità, si sia dovuti intervenire rinforzando un po’ tutta la struttura della scarpa. Ne è uscito un modello secondo me non particolarmente felice in termini di flessibilità ed efficienza che sconcerta un po’. Abituato alla leggerezza della Mach X 2 è davvero difficile adattarsi a una scarpa con una tomaia così “invadente”.
Upper: voto 6
Anche qui alcuni cambiamenti significativi, a mio avviso non sempre ottimali. Dai lacci non proprio “racing” della precedente versione, peraltro molto comodi ed efficaci, si è ora passati a lacci più gestibili, anche se non elastici, ma decisamente troppo corti. Anche la linguetta, prima sottilissima e priva di imbottiture, con alette laterali elastiche per un fissaggio ottimale, che personalmente ho molto apprezzato, si è passati purtroppo a una versione decisamente più morbida e imbottita, nello “stile” degli altri elementi che cateterizzano l’upper.

Peso: voto 6
Il peso si discosta abbastanza dal modello precedente (in media 20 grammi, a seconda della taglia), e la differenza si sente eccome, soprattutto in un tipo di scarpa come questa.
Comfort: voto 6,5
La calzata è molto buona, facilitata adesso anche da una conchiglia più accogliente e imbottita, ma la sensazione generale non è più quella di indossare una scarpa per ritmi sostenuti, ma una daily trainer discretamente ammortizzata, senza particolari ambizioni di velocità.
Reattività: voto 7
Un’ottima scarpa intermedia, discretamente ammortizzata, che perde però diverse caratteristiche di eccellenza del modello precedente, ben più efficiente e dinamico, e con esse anche la sensazione piacevole di proiezione in avanti percepibile a qualunque andatura.
Durata stimata: voto 8,5
La scarpa anche dopo 150 chilometri non presenta praticamente nessun segno d’usura e anche le due mescole reagiscono ancora come fossero nuove. Fattori che lasciano presagire una buona durata, come per il modello precedente.
Prezzo: voto 7
Stesso prezzo di partenza della versione precedente, già un po’ cara, ma che i 190 euro li valeva tutti. Si trova comunque già ampiamente scontata sul mercato.
| Hoka Mach X 2 | Hoka Mach X 3 | |
| Battistrada | 9 | 9 |
| Intersuola | 9 | 9 |
| Tomaia | 9 | 5 |
| Upper | 7,5 | 6 |
| Peso | 8 | 6 |
| Comfort | 8,5 | 6,5 |
| Reattività | 9 | 7 |
| Durata stimata | 8,5 | 8,5 |
| Prezzo | 7,5 | 7 |
| Voto totale | 76 | 64 |
Come sempre, a garanzia dell’indipendenza dei giudizi espressi in questa prova, le due scarpe testate sono state regolarmente acquistate.
