Esistono delle regole di longevità nel triathlon? Scopriamolo tra i segreti di cinque IRONMAN ultrasettantenni tra i più veloci al mondo.

Un famoso studio del 2004 sui centenari della Sardegna aveva introdotto il concetto di “Blue Zones” per cercare di definire e identificare le aree geografiche che presentano un’alta percentuale di residenti in età avanzata e quali potrebbero essere i fattori che maggiormente potrebbero contribuire alla longevità. 

Qualcuno si è chiesto allora se sia possibile ribaltare lo stesso concetto per capire meglio le caratteristiche di quegli atleti che, pur in età avanzata, continuano a partecipare attivamente ad attività agonistiche di resistenza, e in particolare a triathlon su lunga distanza.

Esistono, ad esempio, Paesi specifici con una maggiore densità di atleti super senior? E ci sono fattori che possono in qualche modo accomunare questi aging triathletes

È con queste premesse che ho letto con molto interesse una serie di interviste a un piccolo gruppo di over ’70 che hanno partecipato al mondiale IRONMAN 2023 e ho cercato di capire se si possa parlare di una “Blue Zone” tra i triatleti in grado di mantenere ottime performance anche in età avanzata.

Le “Blue Zones” del triathlon

Per definire le possibili “Blue Zones” in questo ambito vale la pena innanzitutto capire la provenienza della maggior parte degli atleti over ’70 che negli ultimi anni è riuscita ad approdare al mondiale IRONMAN.

Ebbene, tra i 10 paesi che tra il 2014 e il 2023 hanno avuto il maggior numero di partecipanti di età pari o superiore a 70 anni rispetto al numero totale degli atleti dello stesso paese, esclusi i professionisti, il Giappone (leader nel 2023 come aspettativa di vita) è emerso come leader assoluto con il 9,43% dei suoi partecipanti di età pari o superiore a 70 anni. La Nuova Zelanda è risultata seconda in classifica al 3,20%, mentre il Canada si è attestato al 2,79%. Gli Stati Uniti vengono subito dopo, intorno al 2,50%, ma con un trend in calo negli anni.

Sulla base di questi risultati, alcune riviste specialistiche hanno intervistato cinque partecipanti ai campionati mondiali IRONMAN del 2023 nelle categorie 70-74 e 75-79 provenienti dai paesi in testa alla classifica, analizzando le loro storie, le modalità di allenamento, le motivazioni e lo stile di vita, per cercare di identificare quali elementi potrebbero essere utili ai loro coetanei per aggiungere longevità alle proprie vite sportive.

Si tratta, com’è evidente, di un campione molto piccolo per essere statisticamente significativo, ma che comunque può aiutare a capire meglio se esistano degli elementi che in qualche modo possano accomunare questi atleti.

Gli atleti intervistati erano i seguenti:

Ryuji Nakagawa – Giappone, maschio 75-79, pratica triathlon da circa 40 anni

John Reynolds – Nuova Zelanda, maschio 70-74, pratica triathlon da 12 anni

Cullen Goodyear – Canada, donna 75-79, pratica triathlon da circa 45 anni

Bob Knuckey – Canada, maschio 75-79, pratica triathlon da 16 anni

Brian Kingsbury – U.S.A., maschio 70-74, pratica triathlon da 13 anni

I tratti in comune della “Blue Zone” del triathlon

Tutti e cinque i soggetti delle interviste hanno riportato alcuni tratti comuni nella gestione della loro quotidianità sportiva:

Frequenza di corsa

Tutti e cinque hanno ammesso che potrebbero partecipare a uno o due eventi di distanza IRONMAN all’anno, oppure da due a quattro distanze IM medie o più brevi. Reynolds, che aveva rinunciato per un periodo alla distanza IRONMAN, ha all’attivo un numero più elevato di gare su distanza media, e sostiene di partecipare a cinque o sei eventi non IRONMAN all’anno.

Off-Season
Nessuna pausa nella gestione del training per tutti e cinque. Solo Reynolds ha sostenuto di essersi preso un po’ di tempo libero  in autunno per viaggiare in Europa, per poi tornare ad allenarsi regolarmente.

Run Training
Mentre le abitudini nel praticare nuoto e bici erano variabili, tutti hanno dichiarato di correre almeno quattro volte a settimana. Il solito Reynolds ha dichiarato di correre spesso anche dopo le sessioni di nuoto e palestra.

Sonno

Tutti e cinque hanno dichiarato di andare a letto prestissimo, tra le 20:00 e le  21:00 e di dormire da otto a nove ore per notte, con Reynolds nella fascia da sei a otto ore e Goodyear nella fascia da otto a dieci ore. La maggior parte ha riferito di fare anche brevi pisolini pomeridiani.

Accesso alle aree di training

Tutti vivono in contesti con facile accesso a luoghi per allenarsi. Knuckey e Kingbury risiedono in aree rurali e gli altri tre in periferia di città, a breve distanza dagli ambienti naturali adatti al training.

Avversione al rischio

Tutti e cinque hanno riferito di evitare o mitigare i rischi inutili man mano che invecchiano, allenandosi intenzionalmente a un’intensità più bassa, prestando una maggiore attenzione alla durata delle scarpe da running e ascoltando con attenzione i messaggi che inviano i loro corpi per decidere come gestire la loro preparazione.

Famiglia

Mentre le situazioni domestiche variavano, tutti hanno dichiarato di avere almeno un figlio da vedere con discreta frequenza.

Vita sociale

Tutti e cinque hanno identificato l’aspetto sociale del triathlon come un elemento di particolare motivazione, riferendolo in alcuni casi all’allenamento in gruppo, in particolare con atleti più giovani, in altri casi alla possibilità di viaggiare con amici e familiari per partecipare alle gare, in altri ancora per gli incontri sempre possibili nell’ambiente sportivo.

Religione

Nessuno degli atleti intervistati ha dichiarato di essere religioso praticante, ma tutti hanno descritto una certa comunione di idee nel cercare di vivere con particolare gratitudine per ciò che la vita può offrire loro ogni giorno.

Hobby creativi

Tutti hanno dichiarato di avere una sorta di hobby creativo al di fuori del Triathlon: Nakagawa produce gioielli origami, Knuckey costruisce modellini di auto, Kingsbury e Goodyear fanno giardinaggio e Goodyear ama anche il bricolage in casa. La diversificazione del senso di sé sembra dunque una strategia comune e raccomandabile per gestire una sana quotidianità al di fuori dello sport.

Ulteriori tratti della “Blue Zone” del triathlon

Sebbene non universalmente riconosciuti nelle cinque interviste, sono emersi altri temi degni di nota per gli atleti che cercano spunti di longevità atletica, e non solo nel triathlon.

Trattamenti fisici regolari

Tutti, tranne Goodyear, hanno sostenuto di essere soliti sottoporsi a qualche trattamento, come ad esempio un massaggio settimanale dei tessuti profondi per Reynolds, un massaggio fisioterapico bisettimanale per Knuckey, un trattamento chiropratico occasionale per Kingsbury, e la stimolazione muscolare elettrica per Nakagawa al bisogno. Tutti hanno comunque dichiarato di sentire l’esigenza di trovare terapisti o professionisti che conoscano e capiscano i problemi degli atleti di resistenza più anziani.

Dieta ad alto contenuto proteico 

Quattro su cinque hanno sostenuto di prestare particolare attenzione a una dieta ricca di proteine, anche se non tutti prediligono gli stessi alimenti, ad esempio pesce e uova per Nakagawa, o formaggio e uova per Kingsbury. Solo Goodyear ha dichiarato di non sentire il bisogno di mangiare troppe proteine. 

Alcool

Sorprendente il rapporto con gli alcolici, segno evidente di uno stile di vita all’insegna della libertà dai comuni stereotipi: tutti, infatti, tranne Kingsbury hanno espresso predilezione per gli alcolici. Knuckey, Goodyear e Nakagawa hanno affermato che in genere bevono una o due lattine di birra, sidro o qualche bicchiere di vino alla sera, mentre Reynolds beve un paio di birre a settimana, tranne quando si allena più intensamente. 

Controllo della salute

Nakagawa, Reynolds, Goodyear e Knuckey provengono tutti da Paesi che prevedono un’assicurazione sanitaria pubblica nazionale che permette di sottoporsi a regolari controlli medici. Non c’è da stupirsi, dunque, che Giappone, Nuova Zelanda e Canada siano paesi che, oltre ad avere la più alta percentuale di over ‘70 partecipanti al mondiale IRONMAN, si trovano nella top 19 nel mondo per l’aspettativa di vita del 2023. In confronto, gli Stati Uniti sono solo al 47 ° posto.

Lavoro di forza

Knuckey, Goodyear e Reynolds hanno riferito di eseguire sessioni in palestra almeno due volte a settimana come parte del loro regime di allenamento.

Diversità nell’attività sportiva giovanile

Goodyear, Nakagawa e Reynolds hanno fatto altri sport fin da giovani, oltre a correre, nuotare o andare in bicicletta. Sia Goodyear che Nakagawa hanno giocato a calcio al liceo e Reynolds ha giocato a rugby.

Dipendenza” da triathlon

Goodyear, Nakagawa e Reynolds hanno descritto il triathlon come essenziale per le loro vite, con Goodyear che arriva al punto di definirlo una vera e propria dipendenza.

Motivazione

Knuckey, Nakagawa e Reynolds, sposati e con lavori part-time, si allenano spesso con altri atleti, ma hanno sostenuto di avere avuto ogni tanto qualche problema di motivazione. Kingsbury e Goodyear, divorziati, per lo più si allenano da soli, ma sostengono di non avere mai avuto problemi di motivazione.

Rapporti con I coach

Kingsbury, Goodyear e Nakagawa non hanno un coach. 

Niente carne

Nessuno dei cinque è vegetariano o vegano, anche se Kingsbury, Goodyear e Nakagawa hanno dichiarato di mangiare carne solo saltuariamente, concentrandosi maggiormente su verdure e uova, mentre Kingsbury e Goodyear incorporano anche formaggio e latticini nelle loro diete e Nakagawa è un forte consumatore di pesce. Nakagawa ha riferito di mangiare carne nel periodo che precede gare importanti per aumentare la quota proteica disponibile.

Quali conclusioni trarre dalle “Blue Zones” del triathlon

Premesso che, come si è detto, un campione così ristretto di atleti non può certo essere considerato un campione statisticamente significativo per trarre delle conclusioni valide per chiunque, è comunque interessante rilevare come alcuni tratti siano stati condivisi da tutti e cinque, potendo in qualche modo riferirli agli aspetti emersi negli studi sulle “Blue zones”.

L’attività fisica regolare e razionalmente controllata durante tutto l’anno è ovviamente un aspetto molto significativo per ridurre lo sforzo fisico minimizzando il rischio di infortuni e garantendo così una buona longevità atletica senza stress eccessivi.

Ma non solo, perché un sonno regolare e una vita sociale attiva, fatta di incontri, di hobby che coinvolgono la destrezza manuale e il pensiero creativo potrebbero essere considerati come un “plus” da aggiungere all’attività sportiva regolare nel contribuire alla longevità atletica e fisica. L’importanza dell’interazione sia familiare e sociale rappresentavano, infatti, due dei tratti più significativi che accomunava i soggetti maggiormente studiati anche nelle “Blue zones”.

La mancanza di pratica religiosa può per certi versi sorprendere, ma la forza conferita dalla frequentazione della comunità del triathlon e degli sportivi in genere, talora più giovani, potrebbe avere sostituito egregiamente il senso di comunità e le esperienze condivise che di solito molti altri anziani trovano nelle comunità religiose.

Sebbene non sia direttamente correlato alla questione della longevità, è affascinante rilevare che sembrano convivere due gruppi distinti di atleti: uno che pratica da molti anni il triathlon e uno che ha scoperto questa straordinaria pratica sportiva in tempi relativamente recenti. Interessante anche la presenza di un gruppo che dal punto di vista psicologico si descriveva a volte carente in motivazione, anche se propenso all’interazione con altri atleti durante l’attività di training, oltre che nella vita familiare e nelle attività post-pensionamento. Un altro gruppo, invece, si rappresentava come sempre altamente motivato, ma tendente all’indipendenza negli stessi ambiti sportivi e sociali.

In definitiva, è del tutto evidente che, nonostante si sia di fronte a un campione così piccolo di atleti anziani di alto livello, emergono comunque elementi di grande interesse per chiunque intenda vivere la stessa dimensione over ’70.

Sarebbe perciò interessante estendere la ricerca a numeri più consistenti, magari nell’ampia platea di aging athlets che praticano il triathlon di lunga distanza anche senza ambire di arrivare al traguardo di un mondiale IRONMAN e che più frequentemente partecipano attivamente a gare sulla media distanza o su distanze più corte ancora per molti anni dopo i ’70.

Infine, in veste di coach e atleta che si avvia verso i fatidici ‘70, permettetemi di condividere in pieno la scelta di Kingsbury, Goodyear e Nakagawa di non avere un coach. Credo infatti che dopo i ’70, e con una buona esperienza sportiva alle spalle, sia molto meglio godere lo sport in totale libertà e divertimento.